È ufficiale: il Parlamento Europeo ha approvato il “Nature Restoration Law”, un passo audace verso la salvaguardia della biodiversità e la rigenerazione degli ecosistemi. Questo storico regolamento prevede il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine europee entro il 2030, con obiettivi ambiziosi di 60% entro il 2040 e 90% entro il 2050.
La crescente consapevolezza sul valore della biodiversità è ormai un tema di rilevanza globale. Le risorse naturali rappresentano oltre il 50% del PIL mondiale, pari a circa 40 miliardi di euro. Tuttavia, la perdita di biodiversità comporta gravi conseguenze come scarsezza alimentare e energetica, aumento del rischio di disastri naturali, e impatti negativi sull’economia.
In questo contesto, l’Italia emerge come un Paese privilegiato, con un ricco patrimonio di biodiversità. Recentemente, il rapporto “Piccoli Comuni e Alberi Monumentali d’Italia” ha rivelato che il nostro territorio ospita oltre 250 specie di alberi monumentali, con una significativa concentrazione nei piccoli comuni. Su 4.287 alberi monumentali individuati ad aprile 2024, 2.107 si trovano nei piccoli comuni, mentre 962 comuni italiani vantano almeno un albero monumentale, con il Friuli-Venezia Giulia in testa con 454 monumenti verdi.
Per rispondere alle sfide ambientali, il settore agro-alimentare e ittico dovrà trasformarsi, abbandonando le pratiche estensive per abbracciare metodi rigenerativi. Sebbene il passaggio possa inizialmente comportare una perdita del 50% dei profitti, nel medio-lungo termine si prevede un incremento del 40% dei guadagni per ettaro rispetto ai metodi tradizionali. Questa transizione richiederà lo sviluppo di nuove competenze professionali.
Il campo del lavoro si sta evolvendo con l’emergere di nuove professioni ecosostenibili. Tra queste, eco-chef, stilisti green, ingegneri di auto ibride, e esperti di energie rinnovabili. Secondo l’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro), la transizione verde potrebbe generare tra 15 e 60 milioni di posti di lavoro nei prossimi 20 anni. Alcuni dei nuovi ruoli includono il biologo marino, l’ecologo, e il veterinario delle specie selvatiche.
Inoltre, professioni orientate al benessere e alla comunicazione stanno guadagnando terreno, come il forest therapist per la medicina preventiva all’aria aperta, il pedagogista forestale per l’educazione nei boschi, e il forest communicator, specializzato nella comunicazione ambientale.
Questa trasformazione rappresenta una sfida cruciale per l’Europa e l’Italia. La vera domanda è se il nostro Paese riuscirà a rispettare i tempi e a realizzare gli ambiziosi obiettivi di questa nuova era green.
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