Carlo Besostri: “seminiamo il futuro”

Mede (Pavia) – Un’idea si trasforma in progetto e subito dopo in realtà: produrre riso per favorire la solidarietà e aiutare gli ultimi della società. Questo vuol dire SEED, acronimo di “Seminare, Educare, Evolvere e Donare”, ovvero la nuova impresa sociale agricola – e non solo – del 52enne Conte Pietro Carlo Besostri Grimaldi di Bellino, imprenditore risicolo di nobile famiglia, il cui blasone, con oltre 500 anni di storia, si divide fra Piemonte e Lombardia. Nel mare delle risaie della Lomellina è spuntata un’isola che non c’era, un’oasi green, equa e solidale. Ospiterà il primo riso “social” della storia, “spiato” dalla semina al raccolto da telecamere pronte a rilanciare on line i progressi delle tenere piantine.

Un riso 2.0, dunque, ma con radici ben salde nella tradizione e l’ambizione di far incontrare produttori e consumatori attorno a un concetto di agricoltura condivisa e sostenibile. L’idea è farina del sacco del noto imprenditore, il cui cognome da più di un secolo, in Lomellina, è sinonimo di riso, ma non solo. Incontriamo il nobile rampollo nella sua tenuta di Mede, in provincia di Pavia, dove ci snocciola per filo e per segno i propri intenti a sostegno dell’agricoltura e dei più poveri. Investimenti “puliti”

Carlo Besostri

«Sono un agricoltore, un coltivatore di riso e di cereali», esordisce Carlo Besostri. «Qui mi chiamano tutti “il Conte”, mi fa piacere ma niente di più. La storia familiare è un orgoglio e nel contempo una responsabilità, nei confronti dell’azienda, di quanti lavorano con me, del territorio che ci ospita. L’idea, già posta in pratica, è quella di fare adottare ai consumatori una porzione dei nostri terreni coltivati a riso in cambio di un canone stabilito in partenza. Da uno spazio minimo di quattro metri quadrati, a salire per porzioni multiple, in base alla quantità di prodotto finito che il singolo, o la famiglia, intendono produrre e consumare. Il resto è lavoro che compete all’azienda agricola, dalla semina alla crescita in campo fino alla raccolta, il confezionamento e la consegna a domicilio…».


SEED garantisce, soprattutto al piccolo produttore, un ricavo certo, sottraendolo alla spada di Damocle delle oscillazioni dei prezzi, spesso frutto di meri calcoli speculativi. Dall’altro, soddisfa il consumatore con un prodotto italiano di alta qualità, ottenuto nel pieno rispetto dei disciplinari che regolano la produzione biologica.

Carlo Besostri


«Su una superficie di 233 ettari di terreno, solo una parte residuale viene coltivata con metodi convenzionali, il resto segue scrupolosamente le tecniche e le regolamentazioni dell’agricoltura biologica», prosegue Carlo Besostri. «Non solo: abbiamo investito nell’energia pulita, installando pannelli fotovoltaici e costruendo una centrale a biomassa alimentata con sottoprodotti agricoli e scarti di lavorazione del legno, contribuendo così a ridurre l’impatto ambientale. La nostra scelta sul biologico è vecchia di almeno vent’anni e in qualche modo già preannunciava uno dei capisaldi che regge SEED: estromettere la chimica dai campi significa rispettare il territorio e le falde acquifere, la salute dei lavoratori e ovviamente quella dei consumatori». Ma non è finita. Il progetto prevede anche un ampio spazio per la solidarietà sociale, cui sono destinati parte dei proventi.

Carlo Besostri: Coltivare il “dono”


«Alla fine di ogni ciclo produttivo otterremo anche un’eccedenza di prodotto», continua Besostri con grande soddisfazione. «Un extra che sarà donato ai territori e alle persone che ne hanno più bisogno. Per questo parliamo di un progetto trasformativo della qualità della terra, ma anche della qualità delle relazioni nelle nostre comunità. Perché per noi l’attitudine al “dono” è un’altra qualità da coltivare e sostenere chi non ha nulla è sempre stato alla base della mia intuizione che è già realtà…».

All’idea dell’imprenditore risicolo si sono resi disponibili anche altre aziende risicole che hanno sposato il rigido disciplinare di SEED facendolo proprio, dunque a breve l’impresa sociale darà origine a un’associazione di imprese.
«Nascerà un consorzio affinché quanto riservato alla solidarietà diventi sempre più congruo», conclude il Conte Besostri. «Nella convinzione che rispetto dell’ambiente, produzione agricola sostenibile, spinta ai piccoli produttori e aiuto ai più deboli diventino la regola e non l’eccezione».

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